Il pensiero del giorno 28/9/2026


GENESI 48,17-19


Giuseppe notò che il padre aveva posato la destra sul capo di Èfraim e ciò gli spiacque. Prese dunque la mano del padre per toglierla dal capo di Èfraim e porla sul capo di Manasse. Disse al padre: «Non così, padre mio: è questo il primogenito, posa la destra sul suo capo!». Ma il padre rifiutò e disse: «Lo so, figlio mio, lo so: anch’egli diventerà un popolo, anch’egli sarà grande, ma il suo fratello minore sarà più grande di lui, e la sua discendenza diventerà una moltitudine di nazioni».

Giuseppe vuole correggere la mano del padre. La logica umana dice che il primo deve venire prima. Ma Giacobbe vede oltre. Sa che Dio è libero nelle sue scelte e non segue le nostre graduatorie. Anche noi tante volte diciamo a Dio “non così”, perché vorremmo che benedicesse secondo i nostri criteri. Impariamo oggi a lasciar stare la mano di Dio dove Lui l’ha posata. Se l’ha posata lì, è perché sta preparando un futuro più grande di quello che ora riusciamo a vedere.

Il messaggio semplice del 27/9/2026

GIUSEPPE:

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Omelia della XXVI Domenica del T.O. (A)

Dio non fa la contabilità. Ezechiele ci dice che a Dio non interessa cosa hai fatto ieri, ma cosa scegli oggi. Il giusto che oggi si allontana muore nel suo male, il malvagio che oggi si converte fa vivere se stesso. Non siamo condannati dal nostro passato, ogni mattina possiamo ricominciare. Come si ricomincia? Ce lo dice Paolo: con gli stessi sentimenti di Cristo, che si è svuotato, si è fatto servo. Il nostro blocco è sempre l’orgoglio, la rivalità, la vanagloria. Per dire sì a Dio devo abbassare l’io. E poi il Vangelo dei due figli. Uno dice subito no, ma poi si pente e va nella vigna. L’altro dice subito sì, ma non ci va. Chi ha fatto la volontà del Padre? Il primo. A Dio non servono i sì detti a fior di labbra, serve chi si sporca le mani nella vigna, anche se all’inizio ha detto di no. Per questo i pubblicani e le prostitute ci passano avanti: loro hanno avuto il coraggio di pentirsi. Oggi il Signore ci chiede di passare dal dire al fare. E se ieri hai detto di no, oggi puoi ancora pentirti. La vigna è aperta!

Pensiero del giorno 25/9/2026

Genesi 43, 30-31


Giuseppe si affrettò a uscire, perché si era commosso nell’intimo alla presenza di suo fratello e sentiva il bisogno di piangere; entrò nella sua camera e pianse. Poi si lavò la faccia, uscì e, facendosi forza, ordinò: «Servite il pasto».

Giuseppe è forte, ma davanti a Beniamino è solo un fratello. La sua commozione è così forte che deve nasconderla. Quante volte anche tu devi nascondere le lacrime per andare avanti? Fai come Giuseppe: non vergognarti di piangere in camera tua, davanti a Dio. È lì che il cuore si sfoga e si libera. Poi però lavati il volto, torna fuori e servi. La vita continua, e la tua forza non è non piangere mai, ma piangere e poi avere il coraggio di continuare ad amare e servire gli altri.

Il pensiero del giorno 24/9/2026

GENESI 41,25

Il sogno del faraone è uno solo: Dio ha indicato al faraone quello che sta per fare.

Dio non parla per confondere. Parla per preparare. Il sogno è uno solo perché il Suo disegno è uno solo: non lasciarti solo davanti al futuro. Prima di agire, Dio avvisa. Prima di permettere la carestia, dona la saggezza per affrontarla. Non è il faraone al centro. È Dio che guida la storia, anche quella di chi non lo conosce ancora.

Pensiero del giorno 23/9/2026

Genesi 35,1-2

Dio disse a Giacobbe: «Àlzati, sali a Betel e abita là; costruisci in quel luogo un altare al Dio che ti è apparso quando fuggivi lontano da Esaù, tuo fratello».
Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a quanti erano con lui: «Eliminate gli dèi degli stranieri che avete con voi, purificatevi e cambiate gli abiti».

Dio chiama Giacobbe a tornare a Betel, là dove tutto era iniziato. Non è solo un luogo geografico, è il luogo della memoria della fede. Per tornare a Dio, però, Giacobbe capisce che serve una purificazione. Dice ai suoi: “Eliminate gli dèi stranieri”. Quante volte anche noi portiamo con noi piccoli idoli stranieri: la superbia, il rancore, il telefonino che diventa idolo, i soldi, il giudizio sugli altri. Non si può salire a Betel, non si può incontrare Dio, con le tasche piene di idoli. Solo così possiamo costruire l’altare nel nostro cuore per il Signore. Oggi il Signore dice anche a noi: Alzati! Lascia ciò che ti appesantisce.

Pensiero del giorno 22/9/2026

GENESI 32,31

“Ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva.”

Giacobbe ha lottato tutta la notte. Esce ferito all’anca, ma benedetto. Questo è Penuel: il luogo dove Dio ti ferisce per guarirti. Dove lotti e pensi di morire, e invece scopri di essere più vivo di prima. Vedere Dio ci salva. Ci zoppica un po’, ma ci rende veri. Oggi anche tu avrai la tua lotta. Non scappare. Dopo la notte, vedrai il suo volto.

Il messaggio semplice del 21/9/2026

ISACCO;

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Pensiero del giorno 21/9/2026

GENESI 31,1-2

«Giacobbe venne a sapere che i figli di Làbano dicevano: “Giacobbe si è preso tutto quello che aveva nostro padre e con quanto era di nostro padre si è fatto questa grande fortuna”. Giacobbe osservò anche la faccia di Làbano e si accorse che verso di lui non era più come prima».

Giacobbe è benedetto, ma non è più benvoluto. L’invidia cambia le facce. Quando Dio ti fa crescere, c’è sempre chi conta la tua roba e dimentica la tua fatica. Giacobbe capisce che è ora di partire. A volte quella freddezza che senti addosso non è un fallimento, è Dio che ti dice: il tuo posto non è più qui.

Omelia delle XXV Domenica T.O. (A)

Fratelli e sorelle, questa parabola fa arrabbiare. Se fossimo stati tra i primi avremmo mormorato anche noi. Abbiamo lavorato sotto il caldo e dai lo stesso denaro a chi ha lavorato un’ora. Non è giusto. Gesù ci mette davanti allo specchio: ragioniamo da operai, non da figli.
1) I MIEI PENSIERI NON SONO I VOSTRI PENSIERI (Is 55). Noi pensiamo per merito, titolo, anzianità: sono responsabile da 20 anni, quindi merito di più. Dio pensa per misericordia. La sua logica non è dare secondo titoli ma secondo bisogno d’amore. Il denaro non è stipendio, è salvezza. Quelli delle cinque non erano pigri: “nessuno ci ha presi a giornata” (Mt 20,7). Erano scartati. Il padrone esce 5 volte apposta per loro. Dio esce fino all’ultimo minuto.
2) SEI INVIDIOSO PERCHÉ IO SONO BUONO? (Mt 20,15). Il problema dei primi non è il denaro, l’hanno avuto. È che gli ultimi hanno avuto lo stesso. È l’invidia di chi si sente operaio e non figlio. Il figlio è felice se il padre è buono con tutti. Dio risponde: “Amico, non ti faccio torto. Non posso fare delle mie cose quello che voglio?”. Le sue cose sono la misericordia.
3) PER ME VIVERE È CRISTO (Fil 1,21). Paolo ci dice come uscire dall’invidia. Se vivere è la mia anzianità, ruolo, vigna, misurerò sempre. Se vivere è Cristo, sono felice sia che lavori dall’alba sia che un fratello arrivi alla fine. Nel Regno si comincia dagli ultimi: “cominciando dagli ultimi fino ai primi” (Mt 20,8). Dagli scartati, senza titolo. Dall’uomo che si confessa dopo 30 anni. Così gli ultimi saranno primi, non perché Dio tifa per loro, ma perché chi non ha titoli riceve tutto come dono. Se hai lavorato dall’alba sotto il caldo di questa vita, il Signore ti dice grazie. Ma non dimenticare: anche tu eri disoccupato, senza senso, finché Lui non è uscito all’alba per te. Chiediamo grazia di non lavorare per il denaro ma per amore della vigna. Non dire “ho diritto”, ma “che bello che anche tu sei qui”. Amen.

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